Congo, semi di speranza in una terra ferita 

Dopo il primo dialogo con padre Bosco Nyi Nyi in Myanmar, alla ricerca di “segnali di speranza” in questo tempo nel quale l’umanità si trova globalizzata nella belligeranza siamo andati a raccogliere ulteriori elementi in Congo, Repubblica Democratica, dove padre Piero Gavioli ha accumulato una lunga esperienza anche nei territori più esposti alla guerra e al dominio armato.

«Si è tenuto un evento di speranza alla periferia di Goma, presso la comunità salesiana di Boscolac, nel quartiere vulnerabile di Mugunga, sovraffollato per l’arrivo di molti rifugiati. Don Pascal Mumba Kati, direttore della comunità salesiana, ha proceduto alla posa simbolica della prima pietra, segnando l’avvio ufficiale della costruzione di un nuovo edificio per la scuola secondaria. Questo ambizioso progetto risponde a un’urgente necessità di infrastrutture educative moderne, accessibili a bambini e giovani in situazioni a rischio. A Mugunga c’era un estesissimo campo di sfollati che è stato in parte smantellato dai ribelli del gruppo M23. I salesiani vi hanno aperto prima una scuola elementare, poi un laboratorio di taglio e cucito, e ora propongono un passo in avanti per la formazione, coscienti che l’istruzione sia la chiave che apre il futuro.»

Come sulle nuove generazioni, i missionari fanno leva sulla componente femminile della popolazione per invertire la direzione di marcia partendo dalla quotidianità.

 «L’opera salesiana Don Bosco Ngangi ha riunito 220 studentesse e 5 supervisori per riconoscere il posto essenziale delle donne nella società e per promuovere i valori di leadership, solidarietà e rispetto delle tradizioni africane. I temi affrontati sono stati: i valori della donna africana, il suo ruolo nella lotta per la giustizia e la pace, il suo contributo allo sviluppo e alla politica. Le ragazze sono state incoraggiate a diventare leader responsabili, a prendere consapevolezza del loro potenziale e del loro ruolo attivo nella costruzione di un futuro migliore per la società. Preghiera, convivialità, canto e danza hanno non solo completato ma contribuito a dare il senso di quella giornata.»

A molti può sembrare poco incisiva un’azione di speranza che parte dalle radici e chiede tempi necessariamente lunghi, ma la svolta in direzione di una pace duratura nei diversi contesti chiede che si operi a partire dalle coscienze: dalla capacità di conoscere le situazioni con occhi liberi da pregiudizi e da condizionamenti, dal guadagno di consapevolezza delle proprie potenzialità e responsabilità.

«Nonostante la tristezza di certe situazioni, crediamo che il Signore guidi la storia ed è capace di trarre il bene anche dal male. Possiamo contare su di lui per cercare di costruire un avvenire di speranza, in Congo come dappertutto nel mondo», ci scrive padre Gavioli. 

RICEVI I NOSTRI MESSAGGI

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Questo campo serve per la convalida e dovrebbe essere lasciato inalterato.
Questo campo è nascosto quando si visualizza il modulo
Consenso mail
Questo campo è nascosto quando si visualizza il modulo
Consenso generico