Io sono missione: don Roberto si presenta

Dieci anni di Brasile 

Carissime e carissimi, Ho riflettuto su quale potesse essere il modo migliore per presentarmi, per dire chi sono e cosa ci faccio a Missioni Don Bosco: c’è una bellissima espressione che dice “io sono missione”; così ho deciso di lasciar parlare la mia esperienza missionaria, di lasciar parlare il cuore, perché è sempre quello che ha gridato più forte nella mia vita missionaria. 

Dieci anni di Brasile, tra opere sociali per bambini e ragazzi delle favelas e tra i popoli indigeni in Amazzonia. Storie, persone, sguardi, drammi e gioie che porterò per sempre con me. Dire “dieci anni” è semplice, raccontare quel quotidiano in situazioni a volte estreme, incontrando occhi di bambini che chiedevano solo attenzione, aiuto, amore…quello è più complicato da spiegarlo in poche righe. Ma è proprio quello scorrere della vita giorno dopo giorno con i più poveri – uno scorrere a volte lento come certi fiumi nella foresta amazzonica, alle volte forte e violento come le rapide di Matapì – che ha reso la mia vita missionaria piena e felice. 

Sono stati proprio i volti sorridenti e il vociare dei bambini dei bairros più poveri di Itajaí, quando arrivava l’ora della merenda rinforzata, che per molti significava l’ultimo – alle volte l’unico – pasto della giornata, ad aver riempito il mio cuore! 

È stato il “obrigada” di Justine per un palloncino donato a dare una scossa alla mia povera vita salesiana; una piccola di 6 anni, che dal suo villaggio di 40 abitanti per andare a scuola, doveva attraversare il fiume assieme alle sue due sorelle, con gli schizzi d’acqua che arrivavano al mento, tenendo ben in alto, incollati alla testa, i due poveri quaderni, per non rischiare che l’acqua fangosa inzuppasse per sempre i suoi quaderni e i suoi piccoli grandi sogni. 

 

Un Gesù dal volto indigeno 

È costruire, proprio grazie a Missioni Don Bosco, con fatica e sudore, nel mezzo della foresta amazzonica, una casa che accogliesse tanti piccoli e piccole abbandonati a sé stessi, durante intere notti segnate da paura e insicurezza. È grazie alla testimonianza di salesiani venuti da lontano, che da anni solcavano il Rio Negro, che ho sentito le corde missionarie del mio cuore vibrare. Padre Norberto Hohenschörer è stato per me quel Gesù dal volto indigeno, pur essendo lui un austriaco delle montagne di Linz, da 50 anni innamorato pazzo di Dio e delle popolazioni amazzoniche. Con lui ho condiviso 5 anni di vita missionaria; un uomo semplice, un uomo di Dio che nelle sue traversate solitarie tra i fiumi più impervi e pericolosi, non portava nulla con sé, se non il breviario e il necessario per la messa e i battesimi. Spesso mi diceva che il suo sogno era morire tra quei fiumi, per essere sepolto tra i suoi amati indigeni tukano. È annegato mentre stava per raggiungere uno dei villaggi più lontani e il Buon Dio ha voluto che fossi io a recuperarne in lacrime il corpo nelle scure acque del Rio Uaupés; proprio lui ogni giorno mi ricordava che se non stesse ardendo la passione per Gesù nel nostro cuore, vano sarebbe stato ogni nostro sforzo missionario.

 Seduti su un’amaca che si affacciava sul fiume davanti alla missione, assaporando la brezza della sera, con gli occhi puntati al sole sempre più rosso, che ci salutava, giocando a nascondino tra gli alberi della foresta, padre Norberto decantava, con il suo accento ancora spiccatamente austriaco, la Bellezza di quella natura, presenza viva di Dio. Raccontava Dio ai suoi piccoli, come il pittore perfetto; sussurrava, con la sua flebile ma decisa voce che nessun museo al mondo sarebbe stato degno di accoglierne le opere. 

Una vita piena d’Amore 

E ora sono arrivato a Missioni Don Bosco per poter umilmente mettermi a disposizione di questa splendida Procura Missionaria Salesiana, affiancando il mio amico e confratello don Luca e tutto il meraviglioso staff di professionisti innamorati di Don Bosco e delle missioni. Più di 27 anni fa ho scelto come frase evangelica per la mia ordinazione sacerdotale quella presa dal capitolo 25 del Vangelo di Matteo: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). 

Non so se sia riuscito ad essere sempre fedele a questa promessa fatta a Dio, quello di cui sono sicuro è che Dio è sempre stato fedele alla sua promessa che mi fece e che continua a farmi, di una vita piena del Suo Amore. E la vita salesiana missionaria che Lui mi ha aiutato a scegliere non sarà per dieci o venti anni, ma sarà per sempre!

Sono don Roberto, in poche e semplici parole!

Vi abbraccio uno a uno e vi ricordo nelle mie preghiere!

Don Roberto Cappelletti sdb
Salesiano missionario

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