150 anni dalla prima missione: l’eredità continua

Una ricorrenza che porta il numero 150 non può passare inosservata. Tanto meno se corrisponde a un anniversario dal quale sono scaturiti cambiamenti sostanziali di una grande comunità e del mondo che lo circonda. Per questo, il centocinquantesimo della prima “spedizione missionaria” che Don Bosco desiderò moltissimo seguendo il “sogno” di una Patagonia misteriosa è un evento esso stesso per la mole di riflessioni e di appuntamenti che trascina con sé.

La data dell’anniversario è duplice: c’è quella dell’14 novembre che corrisponde alla partenza del piroscafo Savoie da Genova sul quale si imbarcarono i primi 8 “magnifici dieci” (gli altri 2 salirono la rampa fra terraferma e nave pochi giorni dopo, a Marsiglia) e c’è quella del 14 dicembre che segna lo sbarco a Buenos Aires (dopo uno scalo di servizio in Brasile).

È l’inizio della missione! Al seguito degli Italiani emigrati da una nazione che non seppe dar loro lavoro e casa, dapprima. Con la mente e il cuore proiettati verso i territori mai raggiunti dal Vangelo: o meglio, a quelli dove chi si proclamava rappresentante della cristianità stava portando la violenza dell’invasore. C’era l’espansionismo del Governo che dalla capitale argentina riteneva suo diritto occupare la patria delle popolazioni originarie. Doppia fatica per i missionari di dover smentire la prassi colonizzatrice di chi aveva la loro stessa pelle e portare l’annuncio di liberazione dell’uomo ai nativi.

Questo nodo è vivissimo ancora oggi: il cardinale Ángel Fernández Artime, già Rettor Maggiore, ha partecipato ai momenti promossi dai salesiani di Junín de los Andes. Al santuario della Madonna delle Nevi, durante la Messa domenicale animata dalla Comunità Mapuche Huayquillán, ha sottolineato che “molti dei vostri genitori, nonni e bisnonni sono stati protagonisti di questa preziosa storia. Non si è trattato semplicemente di un incrocio di strade, ma dell’inizio di un processo di incontro, di dialogo, di apprendimento reciproco e del Vangelo nel mezzo delle realtà di questa terra. Ricordare significa guardare alla verità della storia con le sue luci e le sue ombre, per andare avanti con umiltà e fraternità”. È stato positivo l’impatto del carisma salesiano fra queste popolazioni, se la Congregazione ha sviluppato una presenza capillare che si è estesa a tutto il Cono Sudamericano ed è risalita lungo il Centro America.

Protagonisti di questa espansione sono stati quei primi dieci coraggiosi che portarono la loro fede e le loro capacità da spendere fino al sacrificio totale del loro tempo, consumati da condizioni sociali e climatiche avverse. Fra loro emerge per il valore umano e organizzativo don Giovanni Cagliero, che fu “capitano” di quella spedizione. È con il ricordo di lui, vero animatore in America – come don Michele Rua fece in Europa – del radicamento salesiano fra i giovani a cavallo fra il XIX e il XX secolo, che le celebrazioni del 150° di fatto si estenderanno al 2026, a partire dal 28 febbraio (a cento danni dalla morte).

Infatti, proprio nel giorno che 150 prima si visse a Valdocco, don Fabio Attard, Rettor Maggiore, ha concelebrato l’eucarestia durante la quale è stata consegnata la croce missionaria ai 19 nuovi partenti e ha lanciato un appello chiedendo una “rinnovata fedeltà carismatica e generosità missionaria”, rimarcando: “Mi rivolgo oggi con un rinnovato appello missionario a ogni cuore salesiano, in ogni angolo del mondo: la missione non è finita. La missione è adesso”. L’invito è a fare “un discernimento coraggioso” per rispondere alle necessità della Congregazione “nelle periferie dove Cristo già ci attende”. Missioni Don Bosco è pronta ad accompagnare questo nuovo slancio assicurando la vicinanza dei benefattori ad ogni missionario che continua l’opera del fondatore tra i giovani, specialmente i più poveri e vulnerabili.

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