Ci sono partenze che segnano un viaggio e partenze che cambiano una vita. Per quindici salesiani arrivati a Roma da ogni parte del mondo, il viaggio è appena cominciato: davanti a loro ci sono terre nuove, lingue da imparare, culture da incontrare e comunità con cui condividere il cammino. È iniziato l’11 settembre, presso la Comunità Zeffirino Namuncurà di Roma, il Corso Germoglio 2026, il percorso che accompagna i nuovi missionari salesiani verso la loro partenza ad gentes, ad exteros e ad vitam: verso i popoli, oltre i propri confini, per tutta la vita.
La missione salesiana nasce proprio da qui: dalla disponibilità a partire. Partire significa lasciare ciò che è conosciuto per mettersi in ascolto di ciò che ancora non si conosce; significa accettare di imparare prima ancora di insegnare, di lasciarsi accogliere prima ancora di offrire qualcosa. È la scelta di Don Bosco, che ancora oggi continua a spingere i suoi figli oltre i confini, là dove bambini e giovani hanno bisogno di presenza, educazione, ascolto e speranza.
Per cinque settimane, il Corso Germoglio ha accompagnato i missionari attraverso Roma, il Colle Don Bosco, Mornese e Valdocco: un tempo di formazione, preghiera, condivisione e incontro, dedicato alla preparazione culturale, teologica e salesiana. L’obiettivo, entrare nelle nuove realtà con rispetto e umiltà, imparando a conoscere culture diverse e a costruire relazioni autentiche. Perché essere missionari significa innanzitutto incontrare persone e camminare accanto a loro.
I quindici confratelli della 157ª Spedizione Missionaria Salesiana provengono da Cile, Repubblica Democratica del Congo, Kenya, Ghana, Brasile, India, Corea, Madagascar, Timor Est e Vietnam. Le loro destinazioni toccheranno quattro continenti: dal Portogallo a Capo Verde, dall’Albania al Kosovo e al Montenegro, dal Paraguay al Perù, dalla Slovenia alla Grecia, dalla Thailandia alla Cambogia, dall’Irlanda al Marocco, fino alla Papua Nuova Guinea e a Vanuatu. A loro si uniranno anche quattro confratelli delle spedizioni precedenti, pronti a completare il proprio cammino missionario.
Durante il corso, ciascuno è accompagnato personalmente nel discernimento e nella preparazione: perché dietro ogni destinazione c’è un volto, una storia, una vocazione. E dietro ogni missionario c’è una scelta di vita: mettere se stessi a disposizione degli altri e lasciarsi trasformare dall’incontro.
Il cammino culminerà a Valdocco, il luogo da cui tutto è partito. Qui, il 17 ottobre, durante la celebrazione presieduta dal Rettor Maggiore, don Fabio Attard, i missionari riceveranno la Croce Missionaria.
Da Valdocco partiranno uomini diretti verso luoghi lontani. E, prima ancora di raggiungere una destinazione, porteranno con sé una certezza: la missione non è andare semplicemente altrove. È andare verso qualcuno, ad gentes. È ascoltare, condividere la quotidianità, conoscere i sogni e le fatiche di una comunità e costruire insieme nuove possibilità.
E così, ancora una volta, un “Germoglio” diventa partenza: quindici salesiani raccolgono il testimone di una storia iniziata con Don Bosco e continuata, spedizione dopo spedizione, da migliaia di missionari.
Una storia che continua con un sì. Un sì alla missione, all’incontro, alla partenza.
