Non sei tu a fare un viaggio, è il viaggio che fa te

Il viaggio ti prepara, ti trasforma, ti restituisce, è per questo motivo che Gesù nei Vangeli è raccontato così tante volte in viaggio, in movimento, hanno provato a fermarlo inchiodandolo ad una croce e Lui ha aperto la strada all’ultimo viaggio, quello verso il Paradiso da risorto, per lui e per noi. 

Il viaggio missionario ti prepara dal momento in cui tu decidi di dirgli di sì, il calendario si libera e si colora di un nome solo: il paese dove andrai. Il viaggio ti prepara nei giorni precedenti la partenza: i pensieri, l’immaginazione, i contatti con i missionari che ti accoglieranno. 

Ti prepara nei momenti prossimi alla partenza stessa, al decollo, gesto che hai vissuto altre volte, ma ogni volta la sensazione di non aver i piedi a terra e di essere spinto verso l’alto mi fa dire che non c’è sintesi migliore della vita di una persona, e mi ricorda quello che Don Bosco insegnava ai suoi giovani: “vivete con i piedi per terra e con il cuore abitate il cielo”. 

Quando i piedi ritoccano terra, lì ti accorgi che il viaggio è in piena attività di trasformazione di te stesso. La prima considerazione è che sei uno straniero rispetto alla tua casa e alle tue cose, sei il diverso, sei il nuovo, senti il peso di tutti quei criteri e quei preconcetti chenormalmente sei tu a riversare sugli altri, ora sono loro a vestirti così, ma subito il viaggio stesso ti viene in soccorso e ti insegna la regola aurea: stupirsi! Dell’accoglienza, della musica, del caldo, della miseria, della sofferenza, delle lacrime, della generosità, della rassegnazione, degli odori, della fede, delle liturgie… 

 

Liberia, prima tappa 

 

L’accoglienza da parte di don Peter, salesiano ghanese che vive in Sierra Leone, e di don Sony è ottima, il loro saluto fraterno e carico ci fa sentire subito a casa. L’immersione nel traffico serale di Monrovia ti rende vibrante della potenza misteriosa dell’Africa e del suo essere in perenne movimento. 

La Liberia è stata afflitta da due guerre civili che hanno reso profughi centinaia di migliaia di cittadini e ne hanno distrutto l’economia. I salesiani sono arrivati nel 1979 e poco dopo, il 12 aprile 1980, ci fu un colpo di Stato militare e venne ucciso il presidente in carica. Il lavoro dei Figli di Don Bosco iniziò subito con la cura dei giovani e così fecero durante la terribile prima e seconda guerra civile, durante la tragedia dovuta al virus di Ebola e poi ancora durante la pandemia di Covid. Un calendario intervallato da drammi e periodi di ripresa. 

Il 43,6% della popolazione è composto dai ragazzi fino ai quattordici anni e oggi le tre comunità salesiane gestiscono scuole, parrocchie, oratori, centri giovanili, servizio pastorale nel carcere, attività di sostegno e recupero di ragazzi di strada, formazione professionale e attività di evangelizzazione. 

E immerso in tutto questo, tu intanto ascolti questo paese, lo osservi, dopo pochi giorni devi salutarlo e i chilometri che hai percorso diventano le sei ore che ti porteranno in Sierra Leone via terra, ma il viaggio è un buon insegnante e per non darti l’idea di aver capito tutto ti fornisce un imprevisto alla macchina che si ferma, a metà percorso. Ti regala ore di sosta non previste a bordo strada lontano da villaggi, e il sole, il paesaggio di alberi e cespugli a lato strada che ti donano un po’ di ombra, i bambini che camminano per chilometri a piedi per andare a scuola e ti salutano festanti, le venditrici di frutta e lo scorrere del tempo, sono le immagini che memorizzi e che lasci entrare con il sudore nella pelle. 

Finalmente ecco che si riparte con una nuova macchina arrivata in nostro aiuto e si arriva al confine, luogo iconico che definisce ogni nazione e forse ogni esistenza: controllo passaporti, facce serie e domande di rito sul paese di provenienza, sul motivo del viaggio e qui arriva la svolta, il nome che in tante parti del mondo è chiave di accesso ai sorrisi e ai ricordi prima ancora che al passaggio di frontiera: don Bosco! “Ho studiato da don Bosco”, “don Bosco mi ha salvato la vita”, “don Bosco, ah ok”, e il sorriso, la gratitudine che non meriti, ma accogli come il dono di chi è stato ed è oggi don Bosco lì, ti consolano, ti commuovono e il benvenuto ha un sapore tutto diverso. 

Don Luca 

RICEVI I NOSTRI MESSAGGI

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Questo campo serve per la convalida e dovrebbe essere lasciato inalterato.
Questo campo è nascosto quando si visualizza il modulo
Consenso mail
Questo campo è nascosto quando si visualizza il modulo
Consenso generico