Liberia, poche e non adeguate infrastrutture idriche

La missione salesiana a Tappita in Liberia, riavviata all’inizio del 2017, dopo anni di assenza forzata a causa della lunga guerra civile che ha colpito il Paese dal 1989 al 2003, si trova all’interno della selva liberiana, ai confini del mondo. “È una missione fuori da ogni luogo conosciuto”, ci disse don Riccardo Castellino, arrivato nel Paese nel 2018 dopo diversi anni da missionario in Nigeria e Ghana.

Tappita è un villaggio rurale molto povero situato nella Contea di Nimba, nella parte orientale della Liberia, qui la gente vive di agricoltura e il ritmo delle stagioni delle piogge decide della qualità e della quantità del raccolto. Le paludi, le piogge, le mangrovie fanno della Liberia uno dei Paesi più umidi al mondo, ma mancano le infrastrutture e i servizi per il trasporto di acqua potabile sicura. La popolazione usa ancora in gran parte acqua non potabile sia per lavarsi che per bere.

Garantire l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici adeguati contribuirebbe a ridurre le migliaia di casi di infezioni, focolai di colera, malattie diarroiche e casi malnutrizione che colpiscono spesso i più piccoli, i più fragili. La diffusione dell’epidemia di Ebola che ha interessato la Liberia, oltre alla Sierra Leone, la Guinea e la Nigeria dal 2014 al 2016, è stato un triste e terribile esempio che ricordiamo tutti.

Le maggior parte delle vecchie infrastrutture del Paese sono state distrutte durante i 14 anni delle due devastanti guerre civili che hanno portato il Paese ad un livello di povertà estrema, l’intera economia è stata decimata ed è cresciuta esponenzialmente la fascia di popolazione che non ha accesso all’acqua e ai servizi igienici adeguati: le statistiche degli organismi internazionali contano circa l’80% della popolazione. La qualità delle acque sotterranee è minacciata dall’elevata prevalenza di pozzi non protetti facilmente contaminati dalle acque reflue, soprattutto durante le forti e frequenti inondazioni della stagione delle piogge. Le acque sotterranee poco profonde rappresentano gravi rischi per la salute dell’intera popolazione.

In passato Missioni Don Bosco ha sostenuto la rinata missione di padre Castellino aiutando la comunità dei salesiani a portare la corrente elettrica presso le Case salesiane (i missionari prima dell’intervento erano costretti ad utilizzare due piccoli generatori), e inoltre le vostre donazioni avevano consentito ai missionari di acquistare due motociclette fondamentali per gli spostamenti sulle “impossibili strade della zona”, come le chiamano i Figli di Don Bosco di Tappita.

Oggi vi chiediamo un ulteriore sostegno per potenziare la rete idrica della missione, l’accesso all’acqua potabile è ancora un obiettivo molto difficile da raggiungere e i missionari di Don Bosco della Liberia ci chiedono aiuto per portare a termine un grande progetto idrico per la fornitura di acqua potabile. Vogliono scavare un nuovo pozzo profondo, ristrutturare il sistema di distribuzione di acqua e implementare un sistema di monitoraggio per prevenire le eventuali perdite.

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