I benefattori “di corsa”

La Corsa dei Santi

Possiamo tornare a domenica 1° novembre e alla Corsa dei Santi partendo dalle parole che il presidente di Missioni Don Bosco, don Luca Barone, ha affidato alla stampa nei giorni precedenti: “Ci diciamo di essere sempre di corsa, intendendo così di dover far tutto forzatamente di fretta. Anche noi ci sentiamo spinti a fare di corsa il nostro lavoro di raccolta e consegna degli aiuti ai missionari, consapevoli che qualche ritardo potrebbe compromettere l’esecuzione di un progetto e rimandare di mesi o di anni la ricaduta dei benefici sulle popolazioni interessate”.

Questa urgenza ha oggi un nome preciso: lo scavo di 4 pozzi d’acqua nella Repubblica del Congo. Missioni Don Bosco lo ha affrontato con priorità perché le 15.000 persone che aspettano di poterne usufruire possano guardare fin da subito al futuro con una speranza diversa, e contare presto su una risorsa che prima non avevano. In questa logica del “non attendere” la Corsa dei Santi si inserisce in modo naturale. Gli oltre 5.000 partecipanti hanno potuto sostenere il progetto già con l’iscrizione. L’eco della loro prestazione, rilanciata da stampa, radio (Radio LatteMiele) e televisione (Telepace e TGcom), ha poi spinto migliaia di persone a donare subito con un SMS solidale.

Una piccola delegazione di Missioni Don Bosco era in piazza Pio XII, con San Pietro di fronte, da prima del via fino alle premiazioni. Sono state consegnate medaglie alle prime 5 donne e ai primi 5 uomini arrivati, ma anche ai gruppi più numerosi e ai singoli scelti con criteri che valorizzano il senso autentico dello sport. Quest’anno abbiamo voluto dedicare un’attenzione speciale a raccogliere le sensazioni di chi tagliava il traguardo. Di corsa loro, di corsa noi.

Abbiamo visto volti pieni di energia anche dopo più di un’ora di marcia per le vie di Roma. Abbiamo visto persone correre tenendosi per mano, perché stare insieme tra amici contava più della prestazione fisica. Abbiamo visto tanti non più giovani accogliere la sfida senza lasciarsi travolgere dalla fatica. Abbiamo visto segni della croce tracciati sul corpo, mani alzate in segno di gratitudine, dita puntate verso il cielo per dedicare a qualcuno il proprio successo.

Abbiamo visto runner che non gareggiavano per arrivare davanti agli altri, ma per spingere le carrozzine su cui sedevano parenti e amici che non potevano correre. Hanno prestato la loro forza e hanno ricevuto in cambio sorrisi e incitamenti, in una giornata davvero speciale.

 

Ogni passo, un pozzo

La varietà dei protagonisti e dei loro comportamenti ci ha fatto riflettere, una volta di più, sui nostri benefattori. Sono donne e uomini sempre di corsa, sì: genitori e figli, lavoratori e professionisti, giovani e adulti, come è consueto per questa generazione impegnata a rincorrere il benessere in un contesto ad alta competitività che ci disumanizza progressivamente.

Ma almeno per Ognissanti questo correre è verso un obiettivo condiviso: aiutare chi è rimasto indietro nella corsa della mondializzazione. Le comunità presso cui vivono i missionari, pur sconosciute a noi, sanno di poter contare su una fraternità che si esprime in cento modi, con le raccolte straordinarie come con quelle ordinarie. Davvero ogni passo della nostra Corsa dei Santi, come ogni passo delle nostre giornate ordinarie, aiuta una trivella a scendere nella profondità della terra in cerca di acqua, per dissetare persone che non conosciamo ma che i salesiani ci fanno incontrare.

Persone che nella Repubblica del Congo, domani, non dovranno più correre con le taniche per procurarsi acqua non potabile. Potranno fermarsi a mangiare sano, prevenire meglio le infezioni e lasciare che i più piccoli vadano a scuola.

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