Comunicato stampa del

Missioni Don Bosco ETS è attiva nell’emergenza in Venezuela

Fin dalle prime ore, lo scambio di informazioni fra Torino Valdocco e Caracas è stato intenso ed ha già procurato un primo invio di aiuti dei benefattori

Poche ore dopo le prime due potenti scosse, p. Jorge Elías Ghazal Mora, appena nominato ispettore salesiano a Caracas, ha scritto a Missioni Don Bosco ETS: “Siamo attenti e solidali con coloro che hanno subìto le conseguenze di questo forte terremoto. Restiamo uniti e preghiamo che Dio ci liberi dalla sventura e ci conceda la grazia e la forza necessarie per dare il nostro contributo”. “Quando la terra trema bisogna aggrapparsi al cielo e alle mani di chi cammina con noi” ha risposto don Luca Barone, presidente di Missioni Don Bosco ETS. L’ente salesiano si è mobilitato immediatamente per pregare e per affidare a Dio le persone decedute e quelle rimaste con la sofferenza e la devastazione dei loro beni. Ed ha lanciato l’appello ai benefattori, grazie al quale sono stati raccolti primi 30 mila euro: “vediamo le mani alzate al cielo e quelle di tantissimi che hanno risposto con generosità alla richiesta di aiuto” ha osservato don Barone.

La situazione più difficile è quella di La Guaira, la città vicina al mare, con moltissimi palazzi distrutti. Sono parecchie le case salesiana colpite: Sarri, Altamira, La Dolorita. Le strutture hanno subìto danni ma nessuna è crollata. Il Rettor Maggiore dei salesiani, don Fabio Attard, ha espresso sua vicinanza, dicendo: “Seguiamo con profonda preoccupazione quanto sta accadendo in Venezuela. Desidero esprimere la mia vicinanza personale e quella di tutta la Congregazione Salesiana ai confratelli, ai giovani e alle famiglie colpite”. A cinque giorni dall’evento catastrofico, purtroppo scendono le probabilità che i dispersi siano ritrovati ancora vivi, ma la speranza è concreta grazie a salvataggi avvenuti e in corso. Cresce invece il bilancio dei danni e delle necessità delle famiglie che hanno perso tutto.

Don Barone riferisce quanto raccolto nei ripetuti scambi telefonici e via e-mail con i confratelli a Caracas. Osserva “una nazione dove i giovani stanno diventando i primi protagonisti di una catena di solidarietà che si è attivata rapidamente”. In questa dinamica, un ruolo importante è quello degli oratori e delle scuole. “La rete salesiana del Paese sta garantendo la sicurezza dei nostri invii di aiuti sul campo, e io mi faccio voce per ringraziare chi, anche in questa occasione, è stato pronto a darli”. La relazione di Missioni Don Bosco ETS con la comunità salesiana del Paese sudamericano si è rinforzata nell’ultimo decennio a seguito dell’acutizzarsi della grave crisi economica e sociale. La stessa attività dei Figli di Don Bosco ha risentito pesantemente dell’impoverimento generale, fra la popolazione che ha patito ripetute crisi alimentari e sanitarie. Alla debolezza dei servizi sociali, la rete dei religiosi ha cercato di garantire accoglienza, cibo e cure alle famiglie delle parrocchie e ai ragazzi degli oratori, nelle città come nelle aree rurali. Anche in questi giorni la gente è andata a trascorrere la notte nelle strutture salesiane disponibili. La situazione già difficile per il popolo venezuelano, con questo evento rischia di diventare disastrosa. “Dopo aver vissuto questi momenti di tensione e angoscia, ringraziamo Dio che stiamo tutti bene” commenta p. Mora. Il presidente di Missioni Don Bosco ETS rilancia l’appello a chi voglia essere “un pezzo di cielo sicuro, lì dove la terra non lo è stata”.

Segnaliamo ai giornalisti interessati che potremo fornire
loro immagini e cronache di questo viaggio.

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