Un patto con Maria Ausiliatrice
Quando a volte sentiamo i ricordi più avventurosi dei missionari, rimaniamo impressionati dai pericoli che essi corrono, fra ambiente naturale ostile, condizioni di viaggio precarie e avversità di alcuni settori delle popolazioni. Don Bosco, attraverso i suoi sogni immaginava quali potessero essere i rischi. Lui stesso, da novello sacerdote, pensò di andare in Cina con i Padri della Congregazione del Sacro Cuore ma gli fu raccomandato di “pensarci bene”. Ma la spinta che lo portava, sessantenne, a insistere con i suoi che andassero oltre la tappa di Buenos Aires – per sostenere i migranti italiani – e raggiungere la Patagonia, era fondata su un progetto davvero straordinario. La consegna del crocifisso nella basilica di Maria Ausiliatrice l’11 novembre 1875 costituiva un patto fra la Madre della Chiesa e i primi dieci in partenza. La reciproca responsabilità della missione si sarebbe confermata ad ogni nuovo invio, fino ai giorni nostri. La protezione di Maria sarebbe stata invocata di fronte ad ogni pericolo, mentre i salesiani si sarebbero spesi per portare il Vangelo fino estremi confini della Terra: fu così per don Giacomo Costamagna, individuato dallo stesso Don Bosco come capo della terza spedizione in Sud America due anni dopo.
La tempesta sul Santa Rosa
Insieme al vescovo ausiliario della capitale argentina, monsignor Mariano Antonio Espinosa, e con due confratelli, don Evasio Rabagliati e il coadiutore Savino Lazzarista, si imbarcò sulla nave Santa Rosa per entrare in Patagonia. La cronaca di quel viaggio fu raccontata dal Rettor Maggiore di allora, don Paolo Albera, secondo successore di Don Bosco: “Furono sorpresi da una tempesta così spaventosa, che tutti si credevano perduti; e fu solo per una grazia speciale di Maria Santissima Ausiliatrice che ne uscirono illesi”.
Lo stesso don Costamagna in una delle sue tante Conferenze aveva riferito: “Noi poveri missionari dopo di esserci confessati vicendevolmente, ci raccomandavamo l’anima, disposti a morire da un momento all’altro. Il capitano s’era chiuso nel suo stanzino, l’equipaggio piangeva, tutto era finito per i poveri viaggiatori del Santa Rosa. Quando tutto ad un tratto don Rabagliati ricordò a mons. Espinosa ed a me che eravamo nella novena di Maria Ausiliatrice, e che questa cara Madre non ci lascerebbe per certo perire nelle onde. Ad essa ci raccomandammo di gran cuore, e fummo esauditi. Si calmò il mare come per incanto, e potemmo sbarcare in terra sani e salvi”.
Il deserto del Colorado
Fallito il tentativo via mare, don Costamagna affrontò il percorso via terra l’anno seguente nello stesso periodo. “In pieno deserto io smarrii il sentiero il 23 maggio, mentre sulle sponde del fiume Colorado recitavo i primi Vespri di Maria Ausiliatrice; mi credevo in procinto di esser pasto delle belve feroci che si facevano sentire non tanto lontano. Con tutto il cuore mi raccomandai a Maria Ausiliatrice, ed il giorno dopo, quando il sole tramontava dietro le Ande, questo figlio di Don Bosco giungeva al Rio Negro, e là sulle porte della Patagonia la Congregazione Salesiana inalberava il vessillo di Maria Ausiliatrice nel giorno stesso della sua festa. Oh! viva in eterno la cara Madonna di Don Bosco!”.
Oltre la Patagonia
La protezione gli consentì di svolgere il suo compito in un crescendo di risultati e di considerazione da parte dei confratelli e delle autorità vaticane. “Fu pertanto consacrato Vescovo nel Santuario di Maria Ausiliatrice, da Mons. Davide Riccardi Arcivescovo di Torino” racconta don Albera. “Sua destinazione il territorio dei Jivaros di Gualaquiza, e il novello pastore ben sapeva che vi avrebbe incontrato difficoltà e pericoli d’ogni genere. Tuttavia, pieno di fiducia in Maria SS. Ausiliatrice, parti per la sua destinazione il 31 ottobre in quell’anno medesimo, et capo di una grandiosa spedizione di 107 tra Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice”.
