Sono don Luca Barone, nato in Piemonte, salesiano da 25 anni, e oggi ti scrivo con profonda emozione e umile riconoscenza al Signore. Da poco è iniziato per me un nuovo cammino: ho raccolto il testimone dal mio caro confratello, padre Daniel, e ora tocca a me continuare quella strada tracciata dal mio predecessore, con ardore e fede, seguendo la chiamata di Don Bosco: portare Cristo e la speranza là dove il mondo ne ha più sete.
Sento questa responsabilità come un dono e una chiamata. Ed è per questo che, proprio oggi, prima di tutto, mi presento a te non come presidente di Missioni Don Bosco, ma come fratello nella fede e, come te, figlio della stessa Famiglia Salesiana, quella in cui ogni cuore è accolto.
Proprio come è stato accolto il cuore missionario che porto dentro da quando, da ragazzo, ho varcato per la prima volta la porta in una casa salesiana. I miei genitori mi hanno “costretto” a frequentare la scuola media nella casa salesiana poco distante dal mio Paese. Io non avevo nessuna intenzione di andare a scuola dai preti, perché pensavo fosse un collegio chiuso, e invece nel giro di pochi giorni il clima di quella casa e i salesiani che vivevano con noi mi hanno conquistato. Negli anni delle superiori non ho mai perso i contatti con quell’ambiente, pur facendo esperienze diverse, nell’animazione e nella confidenza con chi mi guidava nel cammino.
Il mio cuore non si è formato in un giorno, ma nel tempo, grazie ai volti incontrati, alle sfide vissute, ai figli delle terre più povere in cui sono stato, che mi hanno insegnato a non dimenticare mai ciò che conta davvero. E questo mio cuore, oggi, non batte più soltanto nel mio petto. Batte in quello dei bambini che ho conosciuto nelle periferie del mondo, batte nelle storie dei ragazzi in balia della sofferenza che cercano un approdo, nei sogni di tanti giovani che non hanno nulla ma continuano a sperare.
Negli anni ho avuto la grazia di conoscere luoghi molto diversi tra loro. Ho respirato l’attesa silenziosa dei giovani dell’Ucraina, che in mezzo alla paura continuano a cercare normalità. Ho condiviso giorni di lavoro e di fede con i bambini di strada di Freetown, in Sierra Leone, dove ogni gesto diventa scuola di vita. Ho ascoltato il ritmo incessante della povertà in Ghana, dove i bambini dei villaggi mi hanno mostrato come la gioia possa nascere anche da una semplice matita o da un piatto di riso e verdure. In ciascuno di questi posti il mio cuore missionario si è allargato fino a diventare più grande di me, come se ogni incontro mi consegnasse un nuovo battito.
Il mio nuovo ruolo mi riporta a Valdocco dove ho vissuto i miei primi anni di sacerdozio nel coordinamento delle attività di Pastorale Giovanile dei salesiani di Piemonte e Valle d’Aosta. Tornare qui significa ritrovare le radici del carisma salesiano e, allo stesso tempo, guardare avanti. Oggi riprendo il servizio a favore delle missioni salesiane in tantissime parti del mondo, mettendo a disposizione un’esperienza che in questi anni ho avuto modo di approfondire attraverso altri incarichi svolti all’interno della Congregazione. È un ritorno che non è solo geografico, ma profondamente vocazionale: continuare a servire i giovani, soprattutto i più fragili, là dove il bisogno educativo è più urgente.
Tornare a sentire dalla finestra del mio nuovo ufficio, affacciata sul cortile Valdocco: “si vede, si sente, don Bosco è qui presente” mi fa emozionare molto, lo cantano a Valdocco, lo cantano nei cortili di Ciudad don Bosco in Colombia, nelle opere nascenti del Bangladesh, nelle case per giovani di strada della Sierra Leone.
Amici e amiche, piacere di conoscervi, avremo modo di camminare insieme e di vedere i miracoli che nel mondo si compiranno attraverso te nel nome di Don Bosco.
don Luca
