La scelta di rimanere assieme alla gente, due eventi a Torino

Due eventi sul territorio, due eventi nella nostra Torino per continuare a tenere alta l’attenzione sulla guerra in Ucraina. Purtroppo tutti noi siamo assuefatti dalle tante notizie, l’attenzione cala, le agende editoriali cambiano per tenere il pubblico sempre attento, ma pensiamo sia doveroso continuare a raccontare, sia per trasparenza nei confronti dei nostri benefattori, sia per sostenere il quotidiano lavoro che Missioni di Don Bosco, insieme ai missionari sul campo, continua a portare avanti in situazioni difficili, a pochi chilometri dalle bombe.

Nell’ambito della rassegna cinematografica solidale “Cinema per l’Ucraina” organizzata dall’Associazione Museo Nazionale del Cinema in collaborazione Missioni Don Bosco, altre onlus e il sostegno dell’European Cultural Foundation, giovedì 19 maggio al Cinema Massimo si è tenuta la proiezione del film “Bad Roads” di Natalija Vorozbyt, pellicola ucraina candidata al premio Oscar 2022. È stata un’occasione per riflettere sul tema della guerra attraverso il cinema, attraverso lo sguardo di registi, sia ucraini che italiani, che negli ultimi anni hanno raccontato con attenzione e partecipazione, storie, vite e persone di quella terra che ora tutti iniziamo a conoscere. Un’occasione preziosa per Missioni Don Bosco, per raccontare al pubblico l’intervento dei salesiani nel Paese martoriato, per imbastire un dialogo tra don Daniel Antúnez, presidente di Missioni Don Bosco, e Elena Apollonio, Commissione Diritti e Pari Opportunità del Comune di Torino.

Un evento che ci accompagnato verso un altro palcoscenico, il Salone internazionale del libro di Torino, tenuto dal 19 al 23 maggio. Ne ha dato l’opportunità il Comune di Torino che ha voluto istituire nella grande fiera letteraria uno stand dedicato alle associazioni impegnate nell’aiuto al popolo ucraino; significativamente il nome dell’iniziativa è stato “Città della pace”, per unire la causa di libertà e di indipendenza del Paese oggi invaso dalle truppe russe a quelle di tanti altri popoli colpiti dalle guerre e dalla violenza fraticida.

Domenica 20 si è svolta una tavola rotonda alla quale hanno partecipato don Daniel Antúnez, presidente di Missioni Don Bosco, Michela Vallarino, presidente del VIS Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, e (in collegamento Web) padre Maksim Ryabukcka, salesiano greco-cattolico di Kyiv. “La scelta è rimanere assieme alla gente” ha premesso don Antúnez che ha ricordato il viaggio da lui fatto con il confratello Danijel Vidović in Ucraina pochi giorni dopo il 24 febbraio 2022. “Abbiamo visto quello che i Salesiani stanno portando avanti per soccorrere la popolazione civile”. Missioni Don Bosco è andata in quell’occasione anche a visitare le opere salesiane nei Paesi limitrofi, Slovacchia e Polonia, impegnate per l’accoglienza dei profughi. Rispetto a questi, il Rettor Maggiore dei salesiani don Ángel Fernández Artime ha voluto dare un messaggio forte a tutta la famiglia salesiana, già impegnata in molti modi a soccorrere gli Ucraini, accogliendone circa 80 nella Casa Madre di Valdocco. Don Antúnez e don Vidović hanno creato uno spazio per vivere stabilmente alcuni mesi nella Casa Mamma Margherita di via Maria Ausiliatrice.

La coralità dell’impegno salesiano in Italia è stata considerevole fra oratori, scuole, parrocchie. E per quanto concerne i soccorsi in Ucraina, Michela Vallarino ha sottolineato la novità e l’efficacia della rete fra gli organismi che si occupano di solidarietà internazionale: Fondazione Don Bosco nel Mondo, Fondazione Opera Don Bosco onlus,  Fondazione Opera Don Bosco nel mondo si sono unite infatti a Missioni Don Bosco e al VIS per coordinare gli aiuti alle numerose comunità presenti a Kyiv, L’viv (Leopoli), Zhytomyr, Dnipro, Odessa, Przemyślanya, Bóbrka e Korosteszów, e ai centri di assistenza nei Paesi confinanti: Polonia, Moldavia, Ungheria, Romania e Slovacchia. “Si pone la questione di andare oltre l’emozione della prima ora per dare continuità agli aiuti, che saranno di portata enorme”, ha spiegato, “poiché si tratta di ricostruire le città e di rianimare la vita delle famiglie. Dovremo affrontare la questione della sostenibilità di quanto ispira la passione con l’aiuto di una intelligenza che nel nostro caso nasce anche dall’esperienza nei Paesi fuori dall’Europa.

Padre Ryabukcka sta volgendo lo sguardo agli interventi post-emergenziali. Terminata la fase più acuta dei bombardamenti nella parte centro-occidentale del Paese, qui si sta riflettendo su cosa serva alla ricostruzione materiale e morale. “Ci sono bambini che – per la guerra – hanno perso la capacità di leggere e di scrivere che avevano acquisita” spiega, e pertanto “i primi passi da compiere saranno quelli di dare ad essi un supporto psicologico, assieme a cancelleria, giochi, cibo”. Il salesiano di Kyiv apre la pagina della progettualità per essere pronto a rispondere ai bisogni che i suoi fedeli e la gente del suo quartiere manifesterà una volta rientrati nelle case rimaste o nei villaggi prefabbricati.

Il pubblico del Salone, pur immerso in un contesto stimolante ma al contempo dispersivo, ha potuto cogliere la possibilità di una risposta di cuore e di intelligenza al dramma in corso, fermandosi ad ascoltare e a ritirare il numero di Terre Lontane dedicato all’Ucraina.

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