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Italo Spagnolo

Chi sono

Nome Italo Spagnolo
Data di nascita 16 maggio 1941
Luogo di nascita Trivero (BI)
Data di ordinazione 21 dicembre 1968
Terra di missione Ijebu-Ode, Nigeria

Sono nato a Trivero il 16 maggio 1941. Fin da piccolo sono sempre stato un bambino buono, intelligente, calmo, studioso, un bravo chierichetto. Mio padre Giuseppe era un uomo semplice e duro al tempo stesso, mia madre Ida era una donna dal temperamento estroverso, una madre affettuosa e attenta. I miei genitori lavoravano nelle fabbriche tessili del biellese e ai figli degli operai ogni anno veniva offerto un mese di colonia estiva al mare tra luglio e agosto, a Vallecrosia dai Salesiani. Una bellissima esperienza. Così tra qualche conversazione e qualche lettera con la famiglia cominciai la scuola media nell’Aspirantato Salesiano di Casale Monferrato nel 1952.

Dopo la terza media dovevo prendere la prima vera decisione importante della mia vita. Mi sono confidato con mamma e lei mi ha incoraggiato: “Se il Signore ti vuole prete e salesiano, io non farò altro che ringraziarlo per la tua vocazione”. Poi dovevo affrontare papà… In modo “asciutto” mi ha detto: “Per adesso pensa a studiare seriamente e a comportarti bene. Poi si vedrà.”

Entrambi mi hanno aiutato a riflettere e a prendere liberamente le decisioni che mi hanno portato all’ordinazione sacerdotale nel 1968.

La mia missione

Nel mio percorso giovanile avevo preso parte con entusiasmo a diversi gruppi missionari, ma con il tempo la dedizione era svanita tra gli impegni pastorali e le responsabilità del mio lavoro.

Poi d’improvviso… il colpo di fulmine. A metà agosto del 1980 avvicinandomi all’Ispettore gli ho sussurrato: “Io mi rendo disponibile per il Progetto Africa”. “Mettilo per iscritto” mi ha risposto. In camera, ricordo bene, mi sono inginocchiato per una breve preghiera e “ l’ho messo per iscritto”. Lontano dal pensare a una decisione a breve termine, fu annunciato che io e il salesiano laico Giovanni Patrucco eravamo pronti per il Progetto Africa. Da Roma ci fu affidata una missione in Nigeria nella diocesi di Ondo. Al pensiero di andare in una zona estremamente calda ‘mi venivano i brividi’! Ma dopo 35 anni di missione soffro meno il caldo di tanti amici nigeriani.

Il 1982 segnò l’anno dell’inizio. Atterrai a Lagos il 27 settembre. Il Vescovo aveva preparato per noi e altri missionari un corso di lingua locale: lo yoruba. Dopo 4 mesi ci ha destinato alla parrocchia di San Patrizio a Ile-Oliji.

Una meravigliosa avventura era cominciata! Tutto era da inventare! La Provvidenza arrivava sempre nel momento giusto. Cominciammo un oratorio che al pomeriggio raccoglieva tantissimi giovani. Più tardi prese vita il progetto della scuola tecnico – professionale. Nel giro di pochi anni sono cresciuti i laboratori di saldatura, meccanica, falegnameria, informatica, meccanica.

Nel 2014 sono tornato in Nigeria dopo un periodo di cure in Italia. Ora, mi trovo nella missione di Ijebu-Ode, qui noi salesiani abbiamo cominciato la nostra vita di preghiera, di comunità, di servizio, di gioia. I cattolici, i giovani e la gente gradualmente ci hanno conosciuto e apprezzato. A dicembre 2016 il Vescovo ha costituito parrocchia la nostra piccola comunità, con estrema esultanza dei fedeli. Una parrocchia senza casa parrocchiale e con la chiesa “senza tetto”.

Porto ancora nel cuore le parole che il Rettor Maggiore mi ha detto prima di partire per la mia prima missione e che all’età di 76 anni mi consentono di continuare a vivere con entusiasmo e gioia la mia vocazione salesiana: “Don Bosco è fatto per i giovani africani e i giovani africani sono fatti per Don Bosco”. La vocazione salesiana è onnicomprensiva: ci dà il senso di Dio e di lavorare incondizionatamente per il suo Regno, totalmente liberi; ci dà la gioia della comunità che ci sostiene in ogni circostanza; ci offre un campo d’azione stupendo: stare e lavorare con i giovani ed essere vicino alla gente con lo spirito di Don Bosco gratifica immensamente. Ci si dona, ci si sacrifica, si ama e si è ricambiati.

La vita tra cristiani e musulmani a Ijebu Ode - Articolo di don Italo Spagnolo sul quotidiano La Stampa

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