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Alla fine del secolo XI o all’inizio del secolo XII un monaco del convento di Niederaltaich (Bassa Sassonia) scrisse una leggenda con tratti assai fantastici. Racconta, infatti, che la vergine Salomé, principessa anglosassone parente del re di Inghilterra, ritornando da un pellegrinaggio a Gerusalemme, perse la vista nelle vicinanze di Regensburg e precipitò nel Danubio. Strappata dalle acque, poco dopo fu colpita dalla lebbra e costretta a mendicare, esiliata dal suo paese natale. Fu accolta dall’abate Heilka nell’abbazia benedettina di Oberaltaich e qui l’abate, interpretando la sua volontà, la fece murare in una cella ricavata nel coro della chiesa conventuale, tre anni più tardi. Salomé aveva una cugina, Giuditta, vedova ma ancora giovane, che si mise a cercarla, la rintracciò per caso e si fece murare anch’essa nell’atrio della stessa chiesa. Qui Giuditta fu vittima di tentazioni tremende solite nella vita delle recluse. Quando morirono, Giuditta e Salomé trovarono sepoltura comune sotto l’altare di S. Egidio.
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