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Il nome di S. Giuliana compare fin dai primi cataloghi sistematici dei beati dell’Ordine dei Servi di Maria (1490 circa). Per la ricostruzione della figura della santa sono fondamentali le testimonianze letterarie di Fra’ Paolo Attavanti da Firenze (Dialogus de origine Ordinis del 1465 e una Legenda contenuta in una Paulina Praedicabilis stampata a Siena nel 1494). Era nata a Firenze nel 1270 da una distinta famiglia ed era parente di S. Alessio, uno dei sette santi iniziatori dell’Ordine dei Servi, morto nel 1310. L’episodio decisivo della giovinezza di S. Giuliana, intorno ai quindici anni, è la sua conversione, avvenuta durante la predicazione di S. Alessio sul giudizio finale e su altre verità escatologiche cristiane. Da quel giorno dedicò tutta la sua esistenza alla verginità, alla penitenza e alla contemplazione, nell’orbita dell’Ordine dei Servi. Unica “tappa esteriore” della sua vita fu la ricezione dell’abito dei Servi, ottenuto dopo tante insistenze presso i genitori. L’abito era caratterizzato, per le suore, da un ampio manto nero, che scendeva dalla testa ai piedi avvolgendo tutta la persona. Le mantellate, allora non ancora organizzate, si raccoglievano nella chiesa di Cafaggio, alle porte di Firenze. Era un’istituzione laicale, analoga a quelle di altri Ordini Mendicanti, sorta presso i Servi intorno al 1260, in parallelo a gruppi maschili, e Giuliana divenne grande capo morale di tutte le suore dedicate al servizio della Vergine. La sua morte è caratterizzata dal miracolo eucaristico citato diffusamente nella Paulina. Dopo aver chiesto invano di poter ricevere l’Eucarestia, la santa ottenne che almeno le si recasse il Sacramento per poterlo contemplare. Si trattava di un uso frequente negli ultimi secoli del Medioevo, previsto appunto per i malati di stomaco. Quando il sacerdote le ebbe posato sul petto il Corpo di Cristo, Giuliana spirò, e l’Ostia non venne trovata in alcun luogo. La data convenzionale della morte viene fissata il 19 giugno 1341.
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