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Il dossier agiografico relativo a S. Marina si presenta particolarmente ricco. Le più antiche redazioni della vita di S. Marina non ci forniscono indicazioni né sull’epoca in cui visse né sulla famiglia o il paese di origine. Vi si legge che un uomo di nome Eugenio, rimasto vedovo, decise di ritirarsi in un convento. Per non abbandonare la figlia le tagliò i capelli e la rivestì di abiti maschili, conducendola con sé con il nome di Marino. La fanciulla crebbe nella pratica di tutte le virtù monastiche ed anche dopo la morte del padre continuò a progredire nell’ascesi, celando a tutti la sua vera identità. Un giorno le fu ordinato di accompagnare alcuni monaci che periodicamente si mettevano in viaggio per le necessità del monastero. Lungo il cammino pernottarono presso una locanda e avvenne che, proprio quella notte, la figlia dell’albergatore fosse sedotta da un soldato e ne rimase incinta. Quando il padre si accorse del suo stato e gliene chiese ragione, la fanciulla accusò il giovane monaco Marino di averla ingannata. L’albergatore si recò allora al monastero per presentare la sua accusa e Marina, interrogata in proposito, non cercò di discolparsi. Fu quindi cacciata dal monastero ma, non volendo allontanarsene, scelse di restare seduta di fronte alla porta e lì trascorse alcuni anni, vivendo di elemosina e sfamando anche il bambino che nel frattempo era nato. La durezza della condizione e la rassegnazione con cui Marina la sopportava la fecero riammettere al monastero, dove le furono assegnate le incombenze più umili. Dopo qualche tempo Marina venne trovata morta nella sua cella, e quando i monaci si apprestarono a rivestirla con gli abiti funebri, scoprirono, sgomenti, la verità. La figlia dell’albergatore, posseduta dal demonio, venne condotta presso la tomba della santa e qui venne risanata dopo aver confessato l’inganno.
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