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Le notizie sulla vita di S. Calogero sono molto oscure e confuse, tanto che si è persino dubitato se siano da riferirsi a uno solo o più santi omonimi. Dalle tradizioni locali di alcune città della Sicilia, concordi tutte nel presentare il santo come un eremita vissuto in una spelonca e dotato di poteri taumaturgici contro i demoni, sembra potersi concludere che si tratti di un solo personaggio. Ciò è anche confermato dalle notizie biografiche, tramandate da due testi liturgici che, pur divergendo in alcuni particolari, nell’insieme concordano. Il più antico testo è costituito da una serie di odi da cantarsi per la festa del santo, composte da un certo Sergio, monaco di Fragalà, nel secolo IX, dalle quali si ricava che Calogero venne da Cartagine in Sicilia, dove visse e morì in una spelonca nei pressi di Lilibeo. L’altro testo è invece costituto dalle lezioni dell’Ufficio stampato nel 1610 e usato in tutta la Sicilia: in esse si dice che Calogero, nato a Costantinopoli, fin da bambino digiunava, pregava e studiava la S. Scrittura. Venuto a Roma per venerare il Papa, ricevette l’abito monastico dal Papa stesso. In seguito ad una visione angelica tornò poi dal pontefice per chiedergli di recarsi, con alcuni suoi compagni, nella Sicilia invasa dai demoni. Calogero rimase, per un certo tempo, nell’isola di Lipari, da cui si allontanò a seguito di un’altra visione per recarsi sul monte Gemmariaro. Qui convertì molte persone, operò miracoli e dopo essere vissuto per 35 anni in una spelonca, morì intorno al 486.
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