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Pietro da Morrone, sacerdote, condusse una vita eremitica. Diede vita all’Ordine dei Fratelli dello Spirito Santo (denominati poi “Celestini”), approvato da Papa Urbano IV, e fondò vari eremi. Eletto Papa quasi ottantenne, dopo due anni di conclave, prese il nome di Celestino V e, uomo santo e pio, si trovò di fronte ad interessi politici ed economici e ad ingerenze anche di Carlo d’Angiò. Accortosi delle manovre legate alla sua persona, rinunciò alla carica, morendo poco dopo in isolamento coatto nel castello di Fumone. Giudicato severamente da Dante nella Divina Commedia come “colui che per viltade fece il gran rifiuto”, oggi si parla di lui come di un uomo di straordinaria fede e forza d’animo, esempio eroico di umiltà e di buon senso.
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