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Le uniche, e peraltro scarse, notizie di S. Fabio martire sono contenute negli Acta S. Anthinii che collegano fra loro alcuni santi martiri e santi confessori. I critici sono discordi intorno al tempo in cui questi Atti furono composti (certo non prima della fine del V sec., e non dopo il IX sec.) e se risultino dalla fusione di più documenti agiografici preesistenti, oppure siano opera di una sola mano. Il critico Delahaye, da parte sua, li giudica fittizi e favolosi. Secondo gli Acta, Faltonio Piniano, sposo di Anicia Lucina pronipote dell’imperatore Gallieno, era stato inviato dagli imperatori Diocleziano e Massimiano come proconsole in Asia, dove contrasse una malattia gravissima. La moglie, fallite tutte le cure, decise di rivolgersi ai cristiani ancora in prigione e chiedere loro la guarigione del marito. Vi erano il prete Antimo, il diacono Sisinnio ed altri ancora, tra cui Fabio. Antimo assicurò che il malato sarebbe guarito se avesse abbracciato il cristianesimo, e così avvenne. Piniano allora liberò quanti più cristiani poté, nascondendoli nelle proprietà che aveva nella Sabina e nel Piceno. Fabio fu nascosto in una villa di Piniano lungo la via Salaria, ma scoperto e torturato, fu decapitato presso il Forum Novum (Vescovio di Torri).
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