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Umile e mite di carattere, S. Ubaldo avrebbe voluto dedicare la sua vita alla preghiera conducendo un’esistenza appartata nella contemplazione del Signore. Ma grazie alle sue doti di persuasore venne inviato dal Vescovo Giovanni da Lodi a San Mariano per riformare la disciplina e i costumi dei canonici del luogo.
Nel 1126 morì il vescovo di Perugia e i perugini lo acclamano perché ricoprisse la carica vacante. Ubaldo reagì fuggendo e supplicò il Papa Onorio II di essere esonerato da tale incarico, e il Pontefice lo accontentò. Ma quando a Gubbio morì il Vescovo, Onorio II non sentì più ragioni e nominò lui a succedergli.
Durante l’assedio di Gubbio da parte delle truppe di Federico Barbarossa, Ubaldo corse dall’imperatore e lo persuase a togliere l’assedio. La strategia della fiducia nel Signore fece di lui il baluardo della città che, grata per il suo operato, alla sua morte lo acclamò proprio patrono.
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