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Nella Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea si legge che "intorno al 95 d.C. Flavia Domitilla, nipote di Flavio Clemente, che era allora uno dei consoli di Roma, insieme con numerose altre persone fu deportata nell'isola di Ponza per avere professato la sua fede in Cristo”. Flavia Domitilla venne dunque deportata nell'isola di Ponza, dove ebbe a soffrire un lungo martirio. Alla scarsità di notizie intorno alla patrizia romana che pagò duramente la sua fedeltà a Cristo fa riscontro una leggendaria Passione, non anteriore al V secolo, che si diffonde nel racconto di particolari assai poco attendibili. Vi si parla infatti di due eunuchi, Nereo e Achilleo, i quali, mentre Domitilla si apprestava alle nozze con Aureliano, figlio di un console, le parlarono di Cristo e della bellezza della verginità, convincendola a rinunciare al matrimonio e a coprirsi il capo del candido velo che distingue le vergini di Dio. L'imperatore Domiziano, cugino di Domitilla, istigato dal fidanzato respinto, avrebbe relegato la fanciulla nell'isola di Ponza
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