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Giuseppina Catanea nacque a Napoli nel 1896 e, dopo aver compiuto gli studi commerciali, nel 1918 entrò nella Comunità carmelitana di S. Maria ai Ponti Rossi, che era sorta per volontà della sorella Antonietta. Nel corso della sua vita fu affetta da gravi malattie: nel 1912 fu colpita da attacchi d’angina, poi da tubercolosi alla spina dorsale con lesioni alle vertebre e paresi completa e da meningismo spinale. Ma dieci anni dopo, a 28 anni, guarì miracolosamente in modo istantaneo, dopo il contatto col braccio di S. Francesco Saverio, che era stato portato a Napoli. Fu l’inizio di un apostolato che la “monaca santa”, com’era chiamata, portò avanti per tutta la vita, accogliendo al monastero ogni tipo di ammalati e bisognosi di grazie, sia materiali che spirituali, cui dava il suo conforto e consiglio per trovare l’amore di Dio, spesso operando prodigi. La sua abnegazione continuò ininterrottamente, specie nei giorni festivi, anche quando altre malattie la colpirono e quando a 50 anni, nel 1944, con la vista indebolita, fu inchiodata alla sedia a rotelle. Nel 1932 la Santa Sede riconobbe come monastero del Secondo Ordine dei Carmelitani Scalzi la Casa dei Ponti Rossi di Napoli e Giuseppina Catanea ricevette l’abito di S. Teresa in forma ufficiale, con il nuovo nome di Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso. Madre Maria Giuseppina morì il 14 marzo 1948 con il cuore rivolto a Dio. Il suo corpo si conservò pienamente incorrotto fino al 27 marzo, data della sepoltura, per consentire alle folle in pellegrinaggio di dare l’ultimo saluto alla “monaca santa”.
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