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S. Camillo nacque il 25 maggio 1550 a Bucchianico (Chieti) ed ereditò dal padre la passione per il greco ed il desiderio di avventura. Intraprese la carriera militare come soldato di ventura al soldo di Venezia, bruciando il salario nel gioco d’azzardo. Per sopravvivere fu costretto a tendere la mano alla porta di un convento cappuccino. Il momento della conversione lo ebbe a 25 anni: chiese di diventare cappuccino, entrò nel noviziato di Campobasso, ma fu costretto a lasciarlo a causa del riaprirsi di una piaga al piede che già in precedenza lo aveva costretto a ricoverarsi all’ospedale di S. Giacomo degli Incurabili a Roma, dove era stato assunto come inserviente. Ricoverato ancora una volta al S. Giacomo, ne diventò sovrintendente fino al 1584, anno in cui lasciò l’ospedale per i forti dissensi con i dirigenti a causa delle carenze del nosocomio. Queste esperienze gli fecero scoprire il valore e l’urgenza dell’assistenza agli infermi: con un gruppetto di compagni si offrì come volontario all’ospedale di S. Spirito a Roma e qui redasse un corpo di regolamenti che poi inoltrò alla Santa Sede per l’approvazione come istituto religioso. Tra questi regolamenti sono importanti quelli relativi ai modi che si devono tenere negli ospedali nel servire gli infermi, cioè le attitudini umane che l’infermiere deve fare proprie: la diligenza, la carità, l’amorevolezza, il rispetto, il disinteresse. Il 18 marzo 1586 Papa Sisto V approvò la congregazione dei Ministri degli Infermi, autorizzando anche l’adozione della croce rossa sull’abito, come segno distintivo. Camillo morì il 14 luglio 1614.
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