Dai torridi deserti africani alle gelide pianure siberiane, dalle umide foreste amazzoniche alle afose steppe asiatiche, le popolazioni più antiche della Terra stanno combattendo per la loro sopravvivenza. Ma è una lotta impari. L’impatto della globalizzazione ha una forza distruttiva impossibile da contenere.
Il quadro è più che drammatico: molti indigeni sono stati privati delle loro terre e e i loro mezzi di sussistenza tradizionali si stanno dissolvendo. Al contempo, i sistemi di credenze, le culture, le lingue e gli stili di vita continuano ad essere minacciati da un reale pericolo di estinzione.
Accomunati da un legame ancestrale con la loro terra, e da un rapporto travagliato - ormai più che secolare - con la cultura omologante, questi gruppi etnici si confrontano quotidianamente con emergenze sanitarie e forme di discriminazione più o meno striscianti, l’incontenibile invasione di cantieri per l’estrazione di materie prime e la diffusione endemica di sindromi depressive. Come ricorda un recente rapporto dell’Onu, le più antiche popolazioni del mondo sono a rischio di estinzione, e sono sole. Gli altri abitanti del pianeta non si curano di quello che è un importantissimo patrimonio culturale per tutta l'umanità.