Parlare della situazione femminile non è mai facile, ancor meno quando ci si riferisce ad un Paese del continente africano, in cui non c’è un sistema legislativo né una tradizione culturale – anche relativamente recente - che riconosca una parvenza di pari dignità tra uomo e donna.
In Camerun ogni donna camerunense è madre e lavoratrice. In molti casi non ha un marito, e la cura della casa e dei figli, l’assistenza agli anziani e il lavoro nei campi pesa solo ed esclusivamente sulle sue spalle.
Volgendo lo sguardo dal contesto familiare a quello sociale, la situazione non cambia: le donne sono fortemente discriminate a tutti i livelli e hanno limitate possibilità di accesso all’istruzione, all’informazione, alle risorse e ai servizi, subendo in moltissimi casi abusi e violenze di ogni tipo, fra cui la pratica delle mutilazioni genitali, diffusissima in Camerun. La loro drammatica condizione si ripercuote sulla vita dei figli, che si trovano spesso ad essere privi dei punti di riferimento – spirituali e materiali - che possono essere forniti solo da un capofamiglia sereno, dotato degli strumenti adatti a svolgere il proprio ruolo.