D: Sappiamo che il VIS purtroppo ha subito drammatiche perdite, molti bambini sono sotto le macerie delle vostre strutture…
R: Sono nove case salesiane, di cui quattro praticamente inagibili. Lealtre sono a disposizione di tutta la popolazione. Da una parte ci sono le costruzioni distrutte e dall’altra ci sono degli ampi spazi dove sono state allestite delle tendopoli. Fino a poco più di una settimana fa qui i bambini giocavano a pallone; Don Bosco diceva: - C’è sempre posto per un campo di calcio! -, ed in tutte le missioni non manca mai un terreno destinato a questo sport.
Per quanto riguarda le vittime, i salesiani hanno perso 3 sacerdoti e 300 ragazzi. Ovviamente il numero non è preciso, perché qui sono in pratica bambini di strada, quindi è impossibile sapere precisamente quanti sono. I cadaveri faticosamente recuperati purtroppo sono stati messi in fosse comuni scavate in fretta e furia. Questa però è la situazione non solo dei salesiani, ma di tutta la popolazione. Ancora oggi a distanza di qualche giorno dal terremoto si trovano ancora corpi in decomposizione per le strade. Il vero problema qui è che il governo non c’è, quindi chiunque ha la possibilità di poter aiutare lo fa. I nostri missionari rientrano in questa categoria: noi ci troviamo in una casa salesiana dove è stato approntato un piccolo, piccolissimo centro sanitario dove vengono le persone che non riescono ad entrare negli ospedali.
D: Com’è possibile contare le vittime e allo stesso tempo portare aiuti alla popolazione?
R: Purtroppo il fatto che non ci sia un governo rende tutto estremamente difficoltoso. Qui regna la confusione più totale. Sono più che altro le Nazioni Unite a gestire i soccorsi, anche se momentaneamente è impossibile seguire modalità e tempestiche precise. I primi ad aiutarci ovviamente per motivi di vicinanza sono stati la Repubblica Dominicana e gli stati dell’America Latina, poi sono arrivati gli altri. Qui l’emergenza è alimentare e sanitaria, soprattutto perché essendoci ancora cadaveri per le strade c’è il rischio di grosse epidemie, e sembra che ci siano già casi di colera e tifo. Quindi più aiuti si ricevono e meglio è. Sia da un punto di vista economico che sanitario e alimentare.
D: Quali sono i bisogni più immediati?
R: L’acqua! Perché i cadaveri decomponendosi possono inquinare le falde acquifere. Quindi qui c’è un bisogno disperato di acqua, non solo perchè è difficile reperirla, ma anche per evitare la diffusione di malattie. I padri salesiani si stanno dando molto da fare in tutti i modi.
D: In queste ore la polemica è sul coordinamento americano degli aiuti. Voi organizzazioni umanitarie che siete abituate ad agire in situazioni di emergenza e avete delle procedure consolidate, che percezione avete dell’efficacia degli aiuti?
R: C’è una grande confusione, la popolazione è completamente abbandonata dal proprio governo. La portata del disastro è così ampia da richiedere un intervento di assistenza e ricostruzione della durata di diversi anni.