Terre Lontane
Rapporto Online delle missioni don Bosco
Terre Lontane
Rapporto Online delle missioni don Bosco
torna all'archivio > approfondimento

10/11/2007

IN MYANMAR LA CRISI ECONOMICA SI AGGRAVA

Le sanzioni dell'UE non toccano gli interessi forti, mentre crescono vertiginosamente i prezzi degli alimentari

I recenti avvenimenti hanno riportato l'attenzione internazionale sul Myanmar. Questo Paese vive, dal 1962, sotto il giogo di una dittatura militare, in una condizione di isolamento culturale quasi completa. Solo eventi eccezionali rompono il silenzio e ricordano al mondo le difficili condizioni di vita del popolo birmano.
Fu il caso dell'arresto della leader democratica Aung San Suu Kyi a seguito della vittoria del suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia (LND), alle elezioni del 1989 (non riconosciuta dal governo militare). La vita di Aung San Suu Kyi è stata un catalizzatore dell'attenzione mondiale: il conferimento del Premio Nobel per la pace nel ‘91, un nuovo arresto nel 2000, l'ultimo nel 2003 e gli arresti domiciliari in cui ancora oggi si trova. Altri eventi sono stati la durissima repressione dell'insurrezione del 1998 e, oggi, la reazione militare alle marce dei monaci buddisti, scesi in strada lo scorso settembre per protestare contro il rincaro dei prezzi.
L'ex Birmania è un Paese arretrato e poverissimo, ma le sue riserve di gas naturale sono pari all'1,4% delle riserve mondiali. A questo si aggiunge una quasi totale mancanza di infrastrutture e di capitali per estrarre e commerciare questa ricchezza. Questa condizione, e i profitti che se ne possono ricavare, hanno reso le sue vicine, Cina, India e Thailandia, estremamente tolleranti verso la giunta militare. Le sanzioni dell'UE, stabilite lo scorso 15 ottobre, includono il veto di importazione ed esportazione di pietre preziose, metalli e legno birmani ma non toccano petrolio e gas. Intanto la situazione economica peggiora drammaticamente: il turismo è in crisi, l'aumento del prezzo del carburante imposto ad agosto ha reso proibitivi i costi dei mezzi di trasporto e dei beni di prima necessità. Secondo uno studio dell'Onu, la popolazione spende ormai il 70% dei guadagni solo in cibo: la carne non è più accessibile e la maggior parte dei birmani è costretta ad una dieta vegetariana, dato che le verdure costano meno. I più poveri non riescono ad acquistare nemmeno il riso e spesso, nelle fabbriche, è il datore di lavoro che provvede ad un minimo sostentamento dei dipendenti, con una ciotola di riso al giorno.

Condividi: