Sin dall’inizio della sua opera, Don Bosco cercò di ricreare nei suoi gruppi e nelle sue case un autentico spirito di famiglia, perchè voleva i che nei suoi ambienti ciascuno si sentisse a “casa sua”.
La famiglia secondo Don Bosco non era solo un modello per regolare i rapporti tra confratelli, ma uno stile che doveva orientare anche i rapporti con i giovani che condividono il proprio percorso di studio e di crescita con i Salesiani. Per Don Bosco infatti era molto importante che i giovani si sentissero parte di un ambiente regolato non da leggi restrittive ma dal rispetto reciproco e dal desiderio di stare insieme. La casa salesiana diventa veramente una famiglia quando l’affetto è ricambiato e tutti, confratelli e giovani, si sentono accolti e responsabili del bene comune. Perché questo “spirito di famiglia” sia autentico è necessario che si crei un clima di “mutua confidenza” e di “reciproco perdono” in cui ciascuno condivide con gli altri i propri pensieri, sentimenti, progetti, gioie. Fare famiglia per Don Bosco era un elemento fondamentale della vocazione salesiana e solo attraverso questo spirito di amore accogliente si poteva sperare di coinvolgere i giovani e aiutarli a maturare la propria vocazione e senso di appartenenza. Una visione di amore in cui la crescita individuale si realizza attraverso la maturazione del senso di responsabilità nei confronti delle persone e dell’ambiente che ci circonda. Un’intuizione che oggi come allora ci invita a riflettere non solo sul clima che riusciamo a instaurare negli oratori e nelle comunità educative, ma anche nelle nostre stesse famiglie dove non sempre tutti si sentono “a proprio agio”.